56 indagati per le barriere fonoassorbenti autostradali

 56 persone indagate per le barriere fonoassorbenti pericolose, i falsi report sui viadotti autostradali e le gallerie non a norma.

La procura ha riunificato le tre indagini, nate dopo il crollo del ponte Morandi, e in questi giorni si appresta a chiuderla.

I pubblici ministeri Stefano Puppo e Walter Cotugno hanno chiesto di fissare l’udienza stralcio per la selezione delle intercettazioni.
    Tra le persone indagate ci sono l’ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci, Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi, Paolo Berti, ex direttore delle operazioni centrali, Antonino Galatà, ex ad di Spea, la società che si occupava delle manutenzioni. Ci sono poi tecnici e dirigenti delle sue società.
    Dopo il crollo del ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 vittime) era nata una costola sui falsi report sui viadotti di quasi tutta la rete autostradale. Secondo gli investigatori della guardia di finanza, i tecnici di Spea ammorbidivano i rapporti sullo stato dei ponti per evitare i lavori. Era stato scoperto, inoltre, che le barriere fonoassorbenti montate su alcuni tratti autostradali erano difettose e si erano staccate causando problemi agli automobilisti. Uno degli indagati aveva anche detto al telefono che erano “attaccate con il Vinavil”. Il 30 dicembre 2019 era invece crollata una parte della volta della galleria Bertè, in A26. Si erano staccate quasi due tonnellate di cemento che per fortuna non avevano colpito nessuna auto.
    Anche in questo caso la procura aveva scoperto che i controlli non venivano fatti in maniera adeguate

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