Processo Morandi, il perito: “Il crollo si poteva evitare”

 I problemi del ponte Morandi sono iniziati sin dalla sua costruzione quando per la pila 9 (quella poi crollata il 14 agosto 2018) il progetto “venne modificato per velocizzare i tempi” e “non venne fatto il collaudo statico” e “mancarono i controlli dalla direzione dei lavori”. Un intervento sulla pila 9 avrebbe evitato il crollo”.

Lo ha detto Massimo Losa, il perito del giudice per le indagini preliminari, sentito oggi nel corso del processo.
    Questi difetti di costruzione hanno causato la corrosione dei cavi. Corrosione che era nota al gestore del viadotto già dal 1975 quando prima l’ingegnere Zanetti di Spea e poi lo stesso ingegnere Morandi lanciarono l’allarme. Il perito ha poi ricordato come “le stime della corrosione eseguite nel 1993 (anno in cui si fecero i lavori di rinforzo alla pila 11), con riferimento alle pile 9 e 10, che risultavano rispettivamente pari al 8,6% e al 20,54%, sono in palese contraddizione con quella riportata nel progetto di retrofitting (datato 2017 ndr) generalmente pari al 10%-20%, indistintamente per le due pile, che implicherebbe il completo arresto del progredire del fenomeno di corrosione in un quarto di secolo, assunzione chiaramente assurda e inaccettabile”. (ANSA).

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