Morandi,i periti: ” sulla pila Nove 4 ispezioni in 15 anni “

In 25 anni, dal 1990 al 2015, sulla pila 9 del ponte Morandi, quella crollata il 14 agosto 2018, causando la morte di 43 persone, vennero fatte “quattro ispezioni .Nell’ultima erano stati trovati cavi senza alcuna iniezione e trefoli ossidati di cui tre che si muovevano”. E’ quanto detto in aula ieri da Gianpaolo Rosati e Renzo Valentini, i due periti dei giudice per le indagini preliminari che scrissero la perizia sulle cause del crollo. Sono 58 le persone imputate tra ex dirigenti e tecnici di Aspi e Spea, dirigenti del ministero delle Infrastrutture e del Provveditorato delle opere pubbliche della Liguria. Le due società sono uscite dal processo patteggiando circa 30 milioni. Secondo l’accusa tutti sapevano delle condizioni del Morandi ma nessuno fece nulla seguendo la logica del risparmio per garantire maggiori utili da distribuire ai soci.
    I periti hanno sottolineato come un sistema di monitoraggio attraverso sensori “avrebbe potuto salvare il ponte”. E hanno fatto l’esempio del ponte Hammersmith Flyover a Londra dove vennero installati nel 2009 e che permisero, a seguito degli allarmi, di chiuderlo nel 2011 per eseguire i lavori.
    I due super esperti hanno poi affrontato il tema dei controlli. Le prove riflettometriche “non erano sufficienti – hanno spiegato -, già negli anni ’90 c’era un dibattito sulla loro valenza. Anche se l’unicità dell’opera non ha mai fatto realizzare strumenti specifici”.
    Critici i periti sulla relazione del progetto di rinforzo delle pila 9 e 10: “Se nel 1991 la corrosione viene stimata intorno all’8% nella 9 e oltre il 20% nella dieci, come mai nel 2017 è stata indicata con valori tra il 10 e il 20%? È una valutazione assurda e inaccettabile. La corrosione del ferro non regredisce ma aumenta nel tempo. Non capiamo come sia stata fatta questa indicazione che va contro ogni legge della termodinamica. Non abbiamo trovato alcuna carta, verifica o ispezione che giustificasse questo dato”. L’udienza proseguirà domani con l’esame dell’ultimo perito Stefano Tubaro. (ANSA).
   

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