L’associazione nazionale “Federsupporter” chiede la “costituzione di un organismo consultivo di tutela degli interessi dei tifosi” previsto dalla legge n.86/2019: inoltre, l’azionariato dei club deve essere per il 50% + 1 di proprietà dei sostenitori come nel Bayern Monaco
Una recente interpellanza (gennaio 2026) parlamentare al Ministro dello Sport del Deputato PD Emanuele Barbagallo reclama “trasparenza, credibilità e autonomia del sistema Calcio”, prendendo lo spunto da una indagine della FIGC nei confronti del Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri dello scorso mese di dicembre.
A parlare è il Presidente di Federsupporter Alfredo Parisi: “Questa iniziativa – attacca Parisi – mi permette di ritornare su quanto affermato in occasione di un workshop organizzato dal Panathon Club nel novembre 2024 circa il ruolo dei tifosi nella cornice dell’art. 33, 7°comma della Costituzione e che porta ad una conclusione, o meglio ad una premessa, qualunque ristrutturazione del mondo sportivo, in particolare del calcio, non può più ignorare i tifosi. Il nostro Legislatore, nel regolamentare il mondo dello sport e del calcio in particolare con i Decreti lgs 2023, ha perso una occasione unica per intervenire nei confronti dei tifosi, considerati tuttora un corpo estraneo”.
“Utilizzo le parole del Vice Presidente della Camera con riferimento alla sua riforma della FIGC da lui voluta che non attua completamente il dettato normativo: ”Si tratta palesemente di una beffa e soprattutto della violazione evidente di una norma di legge che non può essere tollerata.Le Leggi si applicano,
disattenderle non è consentito”.
“Ed allora chiedo perché i club professionistici – continua il Presidente di Federsupporter – così attenti ai loro interessi economici e politici, non hanno applicato l’art. 4 della Leggen.86/2019 che prevedeva nell’organizzazione aziendale la“costituzione di un organismo consultivo di tutela degli interessi dei tifosi”? Quanto sopra, sia pure con le limitazioni formali e sostanziali illustrate dal Prof. Sandulli in un suo articolo pubblicato nella Rivista di Diritto ed Economia dello Sportgià nel 2020? Non solo, ma in nessun Atto della Camera né nell’opinione pubblica o della FIGC, si parla più di questo obbligo di legge che, per usare la citazione precedente, si è rivelato una beffa per i tifosi”.
In effetti, il rispetto di questo obbligo e la sua attuazione si muoverebbero proprio nella logica di quella funzione di valore educativo e sociale riconosciuta costituzionalmente, mettendo cosi ai margini quel tifo malato che, per dilatazione definitoria, coinvolge negativamente tutti i tifosi.
Spiega Parisi: “Dall’ultimo Report FIGC (2025), circa 15 mil di essi hanno riempito gli stadi, nonostante l’aggressività delle Paytv. Tifosi che costituiscono quella parte sociale dell’attività sportiva che deve essere regolamentata, soprattutto se si intende, come appare dal nuovo dettato costituzionale, lo sport quale valore educativo e sociale diretto al bene comune, in tutte le sue forme, e quindi come valore della comunità. Da questi principi nasce anche il diritto a tale benessere come fattore di inclusione; anche alla luce delle considerazioni innanzi formulate, ritengo non più dilazionabile sollecitare, in modo associativo e non individuale (e per il quale Federsupportersi dichiara sin d’ora pronta a partecipare) un confronto istituzionale, sia statale sia sportivo, perché sia formalmente riconosciuto il ruolo dei supporter, attuando, sia pure con imperdonabile ritardo, il dettato normativo, anzi adattandolo ad una realtà contemporanea che rischia di fomentare disvalori sociali”.
Quindi Alfredo Parisi chiude: “Concludo, con una provocazione che è, nel contempo, una speranza: adottare l’unica vera riforma dello sport professionistico che sanerebbe, tra l’altro, il difficile rapporto club/tifosi, con l’introduzione cioè della legge che, dal 1999, regolamenta il calcio tedesco per la quale nei club professionistici l’azionariato deve essere per il 50% + 1 di proprietà dei tifosi. Si verrebbero così a segregare le tre funzioni essenziali per il buon andamento di ogni impresa e di quella calcistica in particolare: azionariato, controllo, governance. Una crisi sistemica del calcio che vede a fronte di un totale indebitamento delle tre Serie calcistiche pari a € 5.458 mln un patrimonio netto di appena 615 mln ed un valore della produzione di € 4.538 mln, comprensivo di € 752 mln di plusvalenze, incapace di generare neppure la copertura dei costi (€ 5.131 mln).
Sarebbe, quella sopra proposta, l’unica via per un vero risanamento, non solo dei club, ma anche sociale dei tifosi.
L’esempio del Bayern Monaco è illuminante: Azionista di maggioranza è una Associazione di tifosi (circa 300.000) che detiene il 75 % circa del capitale, mentre la gestione è affidata a tre azionisti di minoranza (8,5% ciascuno): Adidas, Allianz, Audi”.