«È con grande dolore che oggi salutiamo Gilberto Salmoni. Solo pochi giorni fa abbiamo avuto modo di incontrarlo, ascoltarlo, ringraziarlo pubblicamente con un momento di riconoscimento che allora guardava al passato, alla sua storia, e da oggi guarda al futuro. Porterò per sempre con me la gioia che ho visto nei suoi occhi nel momento in cui ha ricevuto il Grifo: ho chiaramente percepito quanto fosse significativo per lui e quanto tenesse al legame con la sua città».«La sua memoria e la sua vita continueranno a indicarci con chiarezza la parte giusta della storia, quella che non accetta compromessi con l’odio, con l’indifferenza e con la negazione dei diritti – aggiunge Salis – Conferendogli il Grifo, Genova ha riconosciuto il valore di un’esistenza spesa per la memoria e per la difesa dei principi democratici. Oggi quel gesto assume un significato ancora più profondo e ci affida una responsabilità che va oltre il ricordo. La storia di Gilberto Salmoni ci chiede di continuare a vigilare, di prendere posizione, di difendere senza ambiguità la libertà, la dignità umana e i valori della democrazia. Genova si stringe con rispetto attorno alla sua famiglia e a tutte le persone che hanno condiviso con lui un percorso di memoria, impegno civile e preziosa testimonianza».
Gilberto Salmoni subì il trauma delle leggi razziali del 1938 a soli dieci anni. Venne espulso dalla scuola pubblica, un evento che descrisse sempre come l’inizio della fine della sua “normalità”.
Nel 1944, nel tentativo di fuggire in Svizzera, la sua famiglia fu catturata dalle milizie fasciste. Fossoli fu il primo luogo di detenzione per l’intera famiglia, poi ad agosto del ’44, il destino della famiglia si divise. Gilberto e il fratello Renato furono mandati a Buchenwald; i genitori e la sorella Dora furono invece deportati ad Auschwitz, da dove non fecero mai ritorno.
Dopo la liberazione del campo l’11 aprile 1945, Gilberto tornò a Genova e si ricostruì una vita con incredibile forza d’animo. Lavorò a lungo come ingegnere siderurgico, ma a 55 anni decise di rimettersi in gioco, laureandosi in Psicologia per comprendere meglio le dinamiche del trauma e dell’animo umano: Quindi, dopo decenni di silenzio, divenne una colonna portante dell’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati), dedicando il resto della sua vita a parlare nelle scuole per spiegare ai giovani che “l’odio è un veleno”. Tra i suoi scritti più significativi, “Una storia nella storia” che narra un racconto lucido e doloroso della sua deportazione; “Buchenwald: un mondo a parte”, che è una analisi profonda, arricchita anche dalla sua sensibilità di psicologo.
La scomparsa di Gilberto Salmoni sua lascia un vuoto immenso, ma il suo monito contro l’indifferenza resta più vivo che mai.