Nada Cella, quel dna degradato possedeva la verità

Nada Cella, quel dna degradato possedeva la verità
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 Dna femminile ma i reperti non sarebbero sufficienti per attribuirlo con certezza a qualcuno. E' questo, in sintesi, quanto emerso dalla consulenza del genetista Emiliano Giardina sul cold case di Nada Cella, la segretaria massacrata nel maggio 1996 a Chiavari nello studio del commercialista Marco Soracco dove lavorava.

Un risultato che era già emerso nel 2010 quando il caso venne riaperto e venne rilevato un reperto da cui venne estratto il Dna. Il lavoro di allora ha però degradato i campioni rendendo difficile il confronto. Non è escluso che gli investigatori possano chiedere altri approfondimenti al genetista, anche se lo stesso aveva ammesso di "aver fatto tutto il possibile".
    La procura dovrà adesso decidere come procedere. Due le possibilità: chiedere l'archiviazione del caso o il rinvio a giudizio di Annalucia Cecere (difesa dall'avvocato Giovanni Roffo) sulla quale si sono concentrate le indagini due anni fa dopo la riapertura del caso. Ciò è avvenuto su input della mamma di Nada, Silvana Smaniotto assistita dal legale Sabrina Franzone e dalla criminologa Antonella Pesce Delfino che aveva riletto tutte le carte delle indagini e aveva trovato nuovi spunti.

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