Alle 22.00 in pieno centro città

Giornalista aggredito in Via Archimede, furto con strappo davanti a diversi passanti che restavano a vedere.

“Non si tratta di puntare il dito contro qualcuno in particolare – spiega il professionista – è però impossibile non interrogarsi su quanto accaduto. In una città dove il tema della sicurezza è sempre più sentito, colpisce non soltanto la violenza dell’aggressione, ma anche il senso di solitudine che può accompagnare chi ne diventa vittima"

Giornalista aggredito in Via Archimede, furto con strappo davanti a diversi passanti che restavano a vedere.

Il Direttore dell’Agenzia di Stampa Nazionale “Liguria Notizie” è stato aggredito in Via Archimede, a pochi passi dalla sede della Redazione e dalla Casa della Comunità.

“Oltre al furto – racconta il giornalista Luca Bartesaghiresta l’amarezza per l’assenza di aiuto da parte dei presenti. Sono molto sorpreso, perché ci sono episodi di cronaca che si raccontano tante volte, ma mai avrei immaginato di diventarne mio malgrado protagonista…”.

Il giornalista è stato vittima di una violenta aggressione.

Un furto con strappo che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi e che lascia aperte molte riflessioni sul tema della sicurezza e dell’indifferenza.

L’aggressore, un giovane di origine nordafricana, ha tentato dapprima di strappargli la catenina che portavo al collo; per Bartesaghi non era un semplice gioiello, perchè al ciondolo erano legate le fedi dei genitori scomparsi, oggetti dal valore affettivo inestimabile.

“L’aggressore ad un certo punto sembrava aver desistito – continua il giornalista – e si è anche scusato, ma immediatamente mi ha di nuovo aggredito, cercando di impossessarsi del mio portafoglio”.

Ne è nata una colluttazione durante la quale Bartesaghi è stato spinto violentemente a terra, battendo con forza la schiena e riportato alcune ferite, con l’aggressore che è riuscito infine a strappare la catenina e si è dato alla fuga.

“Mi sono rialzato immediatamente – continua il racconto –  ed ho contattato il 112. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri, che ringrazio per la disponibilità e la professionalità dimostrate, insieme ai soccorritori dell’OV Squadra Emergenze, che mi hanno prestato le prime cure per le ferite riportate. La mia preoccupazione principale era però quella di recuperare il ciondolo e le fedi dei miei genitori. Fortunatamente, grazie all’impegno dei militari e dei soccorritori, gli oggetti sono stati ritrovati sotto un’automobile nelle vicinanze, ad eccezione della catenina”.

Immediatamente dopo è stato trasportato in ambulanza al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Martino, dove è rimasto sino al completamento degli accertamenti, ricevendo le cure necessarie per le conseguenze della caduta e dell’aggressione.

Ma al di là delle ferite e dello shock, c’è un aspetto che continua a farmi riflettere più di ogni altro.

“La cosa che mi amareggia – continua Bartesaghiè che l’aggressione è avvenuta in una zona tutt’altro che isolata. A pochi metri si trova la Casa della Comunità, una struttura aperta 24 ore su 24. Nelle immediate vicinanze erano presenti alcuni operatori ecologici impegnati nelle operazioni di lavaggio e pulizia delle strade. Poco distante vi era anche una persona all’esterno di una pizzeria aperta in quel momento. Eppure, nonostante le urla, la colluttazione e la richiesta di aiuto, nessuno è intervenuto. Nessuno si è avvicinato per capire cosa stesse accadendo o per prestare assistenza…”

“Non si tratta di puntare il dito contro qualcuno in particolare – conclude l’aggredito – è però impossibile non interrogarsi su quanto accaduto. In una città dove il tema della sicurezza è sempre più sentito, colpisce non soltanto la violenza dell’aggressione, ma anche il senso di solitudine che può accompagnare chi ne diventa vittima. Veramente mai avrei pensato di ritrovarmi protagonista di una vicenda simile. Ancora meno avrei immaginato che tutto ciò potesse accadere sotto casa, alle 10 di sera, senza che nessuno trovasse il coraggio di intervenire o semplicemente di offrire aiuto. Tra l’altro qualche ora prima sempre in zona era avvenuto un altro furto con strappo…”.

Dopo oltre 12 ore passate al Pronto Soccorso del San Martino, il giornalista, ammaccato, è stato dimesso con 15 giorni di prognosi.