QUARANTENE IN CLASSE, GENITORI SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

QUARANTENE IN CLASSE, GENITORI SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI
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“Gestione da incubo delle quarantene in classe” :  bastano sette parole ad una mamma della scuola Montegrappa dell’Istituto Comprensivo San Francesco da Paola per sintetizzare una situazione che giorno dopo giorno pare avvilupparsi nel caos.  “Siamo al delirio – spiega -  hanno messo con data di oggi in quarantena la classe di mia figlia, ma retroattiva di 4 giorni, in cui i bambini sono andati a scuola. Oggi li mettono in quarantena fino al 2/2 che è una data incompatibile con qualsiasi regola o legge e all’ufficio emergenza Covid non rispondono dopo le 14 pur essendo operativi fino alle 18. La scuola aveva deciso di farci fare un’altra settimana di sorveglianza attiva ma le decisioni della responsabile emergenza Covid della scuola sono state ignorate da Asl”.     La burocrazia (e forse i binari paralleli che non si incontrano mai delle due parti in causa) stanno  compromettendo da settimane lo svolgimento della didattica.     Il gran numero di positivi, derivato dall’inedita quantità di test che ogni giorni vengono svolti (e pagati) dai cittadini, come prevedibile sta intasando ‘la macchina’ della sanità, creando difficoltà e disservizi.     Per quanto riguarda il problema delle scuole le migliaia di famiglie alle prese con quarantene e sospensioni didattiche sono alle prese con situazioni spesso kafkiane in teoria e più squisitamente problematiche per l’ organizzazione del lavoro nella pratica. 

“Lunedì scorso mentre i bimbi erano a scuola ai genitori è arrivata la comunicazione da parte di Asl che la quarantena era scattata 4 giorni prima – raccontano alcuni genitori sull’orlo di una crisi di nervi  – mentre i nostri figli avevano nel frattempo  proseguito a vedersi in classe e fuori dalla scuola per quattro giorni senza che nessuno ci dicesse nulla” .   Il caso è da manuale per l’intreccio di complicazioni e ritardi: un alunno risulta positivo domenica 16 gennaio e per la classe di 18 alunni, essendoci un solo caso, scattano i tamponi per tutti i compagni (negativi) nonché la didattica in presenza ma con auto sorveglianza (distanziamento e mascherine). Succede che poi però un’alunna della stessa classe risulti positiva il 20 gennaio, ma dalla scuola non venga preso nessun ulteriore provvedimento in quanto assente da scuola dal 14 gennaio.   Al sabato tutti gli alunni della classe fanno il tampone di uscita (il T5) ed essendo nuovamente tutti negativi (tranne la ragazza, ma che era assente e quindi non in classe da una settimana) il lunedì successivo scatta il ritorno a scuola.  Ma in mattinata nelle caselle mail dei genitori arriva improvvisamente la classica doccia fredda: con la registrazione del secondo caso (benchè non fosse a scuola da tempo) scatta retroattivamente la quarantena per tutti da giovedì 20, con durata prevista fino al 29.      “Insomma un vero caos – ci racconta la famiglia – un caos di cui non capiamo il senso dal punto di vista dell’efficacia e della sicurezza: noi eravamo in quarantena a nostra insaputa e i nostri figli hanno fatto sport, visto gli amici, sono andati regolarmente in classe. Se il senso è quello di prevenire l’allargamento del contagio sicuramente non è efficace. In questi 4 giorni avremmo potuto contagiare chiunque dentro e fuori la scuola. E ora invece ci troviamo a casa, sani“.

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